Arte. "La Linea d'ombra", le opere di oltre venti artisti descrivono la prospettiva generazionale

Giovedì 26 Aprile 2018 - Cesena

La mostra raccoglie le opere grafiche, i disegni e le animazioni di oltre venti artisti, studenti ed ex-studenti della Scuola del Libro di Urbino, per una indagine sulle forme espressive del disegno nelle sue nuove sperimentazioni.
Da domenica 29 aprile fino a domenica 3 giugno, gli spazi di Corte Zavattini 31 (Cesena) ospiteranno la mostra "La Linea D’ombra", a cura di Roberta Bertozzi e Stefano Franceschetti, realizzata in rete con la Biennale del Disegno di Rimini. 

Si tratta del terzo e ultimo progetto espositivo dei Cantieri Cristallino che, da gennaio 2018, hanno indagato le diverse declinazioni dei simboli politici nel nostro presente. 

Gli artisti coinvolti nel suddetto progetto sono Rojna Bagheri, Alice Bartolini, Ahmed Ben Nessib, Andrea Bonetti, Samuele Canestrari, i collettivi Cavallino e Cono, Marta Di Carlo, Veronica Guerra, Giulia Marcolini, Anna Sophie Marten, Elisa Mossa, Alessandra Romagnoli, Carola Rossi, Francesco Ruggeri, Serena Saltarelli, Giuseppe Scala e Alberto Stella. Questi i nomi degli artisti invitati a partecipare, in una sorta di 'chiamata collettiva' intesa a rendere giustizia della singolarità di ogni esperienza e della sua capacità di mettersi in dialogo con altre esperienze parallele, sia secondo una linea di continuità, sia per tagli e frizioni.

Il titolo della mostra rimanda a un famoso racconto di Joseph Conrad, in cui il tema del passaggio all’età adulta è centrale. Nell’esporre l’opera di questi giovani artisti è nostra intenzione mettere l’accento proprio sulla prospettiva generativa e generazionale, sullo svilupparsi di un gesto in ciò che facciamo, gesto che a poco a poco diventa la nostra identità, il nostro carattere. Se nel disegno spontaneamente si realizza, fin dall’età infantile, la coesistenza della visione e della comprensione, non seguendo una formula ma per brancolamenti, traducendo lo spazio e le cose così come d’improvviso ci si stagliano di fronte, tramite il disegno, nella sua pratica continuativa, per via di progressivi aggiustamenti si sviluppa la nostra relazione con il mondo circostante e la nostra certezza individuale.

Come scrive Jean François Billetter: “Per approssimazioni successive, la mano trova il gesto giusto. Lo spirito registra risultati e a poco a poco ne ricava lo schema del gesto efficace, che è di una grande complessità fisica e matematica, ma semplice perché lo spirito lo possiede. Il gesto è una sintesi. Questo fatto ha una portata considerevole. L'adulto non si rende più conto che ha dovuto compiere un lavoro di sintesi per mettere a punto ciascuno dei gesti che formano il fondamento della sua attività cosciente, compresa l'attività intellettuale”. È per questo motivo che nell’ambito della mostra troveranno spazio anche le bozze, le opere incompiute, gli schizzi e gli studi di questi artisti, nell’ottica di dare rilievo anche agli esercizi preparatori come espressione della genesi che accompagna ogni sintesi – del suo magma evolutivo, del percorso che porta alla definizione di una esperienza, e che risulta sempre privo di quelle ostentazioni stilistiche così tipiche negli artisti che hanno alle spalle un più lungo percorso (nei quali spesse volte il gesto tende a fossilizzarsi in una vacua ripetizione accademica).

A un certo punto, sempre nel racconto di Conrad, il protagonista afferma: “La gente ha una grande opinione sui vantaggi dell’esperienza. Ma sotto un certo profilo, esperienza significa sempre qualcosa di spiacevole, in contrasto con il fascino e l’innocenza delle illusioni”. Questo progetto espositivo, che chiude le riflessioni portate avanti quest’anno dai Cantieri Cristallino in attesa della 6^ edizione del Festival che partirà a settembre 2018, vuole essere un omaggio al coraggio creativo, alle idealità e al sapere, a tutta quella urgenza di vita che caratterizza le giovani generazioni, cui troppo spesso non viene dato credito. Il mancato “passaggio di testimone” è un forte simbolo politico delle nostre società contemporanee, così atavicamente impermeabili all’innovazione e al ricambio, legate a un conservatorismo generazionale che nega una visione in prospettiva e che rischia di congelare ogni ipotesi futurante.