Moda. Sostenibilità economica e sociale della filiera, coinvolto il distretto di San Mauro Pascoli

Martedì 2 Ottobre 2018 - Cesena, San Mauro Pascoli
Roberta Alessandri

Lo scorso 25 settembre, presso la sede nazionale di CNA, le Associazioni imprenditoriali CNA Federmoda, Confartigianato Moda, Casartigiani, CLAAI e le OO.SS. Filctem CGIL, Femca CISL e Uiltec UIL, dopo uno studio attento sui fenomeni di disparità economica che hanno reso manifesta, su tutto il territorio nazionale, la debolezza contrattuale della subfornitura rispetto alla committenza, con un lavoro congiunto, condividono la sottoscrizione della certificazione oggettiva del costo del lavoro.


Le "tabelle del costo del lavoro" sono uno strumento che esprime la base su cui andare a formulare, insieme ad altri parametri economici, i valori nella contrattazione privata fra committente e subfornitore. Sono valori di riferimento suddivisi per livello di appartenenza, che evidenziando il costo medio orario del lavoro fissano inequivocabilmente un parametro omogeneo a cui sommare i costi fissi e la giusta remunerazione dell’attività d’impresa, per una reale sostenibilità economica del processo produttivo.

“Si tratta di un lavoro di squadra – afferma la vicepresidente nazionale di CNA Federmoda e vicepresidente di CNA Forlì-Cesena, Roberta Alessandri – che abbiamo portato a termine con l’impulso dirimente di tutta la Presidenza CNA Federmoda. Aver condiviso il costo oggettivo del lavoro mette le imprese del comparto moda nella condizione di poter disporre di uno strumento oggettivo nella contrattazione con la committenza, da cui si evince in modo trasparente il reale costo del lavoro, fatto di ore produttive ma anche di diritti e tutele, che con orgoglio vogliamo poter continuare a garantire e riconoscere alle nostre maestranze”.

“Ritengo importante sottolineare – continua Roberta Alessandri – che le tabelle elaborate si basano su parametri oggettivi e omogenei su tutto il territorio nazionale, il cui rispetto deve riflettere l’orgoglio di un progetto di civiltà sottostante le filiere produttive, se vogliamo contribuire ad una competizione utile alla crescita, tanto delle imprese quanto dell'occupazione”.

CNA Forlì-Cesena ha ribadito tramite nota stampa che, il riconoscimento del costo del lavoro, deve inoltre essere considerato un cambiamento culturale, capace di coinvolgere il consumatore che viene chiamato a essere parte attiva nella selezione del prodotto in fase di acquisto, orientandolo verso un “consumo responsabile” nel rispetto della dignità del lavoro e della sua qualità in tutti i processi compresi nell’intera filiera del Made in Italy. “Alla luce della recente inchiesta del New York Times sul Made in Italy nella moda – conclude Roberta Alessandri – vogliamo ribadire che il nostro impegno va in una direzione molto precisa: quella di individuare strumenti e azioni tese a rifiutare e a isolare fenomeni di insostenibilità economica e di sfruttamento del lavoro. Made in Italy non significa solo realizzare le produzioni all’interno del confine nazionale, ma è dato anche, e soprattutto, da un saper fare unico così come da valori etici quali sostenibilità economica della filiera, tutela dei diritti di chi lavora, rispetto dell’ambiente e della salute dei consumatori”.

Il CNA Forlì-Cesena ha infine tenuto a ricordare che, il Made in Italy, è rispetto della dignità verso coloro i quali, quel prodotto lo hanno pensato e tradotto, da idea stilistica in capo da indossare. Made in Italy è patrimonio artistico e culturale. Solo attraverso la condivisione di azioni di tutela, come la certificazione del costo del lavoro che fissa un’asticella certa, chiara e oggettiva, e che auspichiamo venga recepita quanto prima, riusciremo nell’ambizioso obiettivo di promuovere i prodotti della filiera italiana insieme ad un modello economico e sociale responsabile e sostenibile, che possa essere apprezzato e imitato nel mondo.