Tartaruga marina. Cesenatico, dopo sei mesi di cure Erica torna in libertà nella spiaggia di Ponente

Lunedì 14 Maggio 2018 - Cesenatico

Tornerà a nuotare libera in mare e in ottima salute domani, martedì 15 maggio, Erica, la tartaruga marina della specie Caretta caretta pescata moribonda nel novembre scorso dalla Motonave Rimas di Cesenatico e curata all’Ospedale delle Tartarughe di Riccione. Sei mesi sono stati sufficienti a curare definitivamente questo grosso esemplare di rettile che, impigliato probabilmente nelle reti da pesca, stava affogando e aveva persino riportato stiramenti ai muscoli degli arti, per i quali Erica è stata sottoposta persino a circa 10 ore di trattamenti fisioterapici.


La liberazione – alle 11.30 alla spiaggia di Ponente, a Cesenatico - di Erica, 15 anni circa, rientra nelle azioni del progetto Conoscere, Vivere, Proteggere L’Alto Adriatico, coordinato dal Centro di Educazione Ambientale e alla Sostenibilità Polo Adriatico e finanziato con il Bando Infeas 2017 – Agenzia Regionale Prevenzione Ambiente Energia della Regione Emilia-Romagna. Il progetto ha come obiettivo diffondere la conoscenza della ricchezza in biodiversità dell’ecosistema marino costiero dell’Alto Adriatico e approfondire le problematiche legate a una gestione integrata delle zone costiere, in modo da promuovere e diffondere una responsabilità collettiva rispetto alla protezione e conservazione del territorio.

Nell’ambito delle azioni formative e di sensibilizzazione rientrano gli eventi di rilascio delle tartarughe marine che sono stati organizzati a rotazione in 7 diverse località (Riccione, Rimini, Cesenatico, Cervia, Marina di Ravenna, Lido di Volano, Porto Garibaldi) e sono rivolti a adulti e bambini, cittadini, turisti, stakeholder, istituzioni. Gli eventi prevedono un primo momento di divulgazione sulle tartarughe marine, i rischi che corrono nei nostri mari e più in generale sulle tematiche ambientali. E domani assisteranno alla liberazione di questo meraviglioso rettile marino anche sei classi della scuola media Dante Arfelli di Cesenatico.

Le ultime rilevazioni dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) censiscono circa 70mila tartarughe marine nel Mare Adriatico, la metà delle quali tra Ancona e Trieste, prevalentemente della specie Caretta caretta, rettili che depongono le uova sulle spiagge dello Ionio, dell’Egeo, del nord Africa e in altri siti dell’Italia meridionale, e che poi vengono ad alimentarsi nel nostro mare. L’Adriatico è un mare poco profondo, con un elevato valore di biodiversità, ricco di crostacei e molluschi, e quindi una sorta di self service per le tartarughe marine. Le loro possenti mascelle possono frantumare senza problemi i gusci duri dei granchi, dei ricci di mare, dei bivalvi ma più frequentemente mangiano spugne, meduse, cefalopodi, gamberetti e pesce. Ma sono diversi, purtroppo, i problemi in cui incorrono questi meravigliosi, dolcissimi animali marini. Possono finire intrappolati nelle reti dei pescatori o ingerire un sacchetto di plastica credendolo una medusa. E finiscono…all’ospedale.

“A Riccione – spiega Sauro Pari, Presidente della Fondazione Cetacea Onlus - gestiamo l’Ospedale delle Tartarughe, con 42 'posti letto' (vasche singole) e altre strutture che forniscono cure mediche, compresa la TAC e trattamenti fisioterapici. Quando i pescatori o le capitanerie di porto ci segnalano una tartaruga in difficoltà la curiamo e poi, se sopravvive la liberiamo in mare. Dall’inizio dell’anno abbiamo 'ospedalizzato' 28 tartarughe, e sono oltre 600 quelle che abbiamo curato e rilasciato in mare negli ultimi dieci anni”.

“Il nord Adriatico è un’area di alimentazione per le tartarughe marine, - spiega Carla Ferrari, Direttore della Struttura Operativa Daphne dell’Arpae dell’Emilia Romagna – e l'interesse del Ministero Ambiente e Tutela del territorio e del mare, con il coinvolgimento delle Regioni, è rivolto a salvaguardare la tartaruga marina. Pertanto le azioni che si pensa di mettere in campo sono costituite dall’utilizzo di reti a strascico con vie di fuga per impedire la cattura accidentale di tartarughe e dall’individuazione di aree di tutela in Adriatico per aumentare le aree di salvaguardia”.

Nel 2012 la Regione Emilia Romagna ha istituito una Rete regionale per la tutela delle tartarughe marine: hanno siglato l’intesa anche l’Università di Bologna, l’Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna, le Capitanerie di porto di Ravenna, Rimini e Porto Garibaldi,  i Carabinieri Forestali, ARPAE Daphne e le diverse fondazioni da anni impegnate nella tutela dell’ambiente, come il Centro Ricerche Marine di Cesenatico.